Per il terzo anno consecutivo, sono felice di aderire al
Blog Action Day e vi confesso che
è uno dei motivi per cui sono riapparsa all'improvviso nella blogosfera anche se riuscire a trovare il tempo per postare è per me un'impresa in questo periodo. Ma non potevo e non volevo perderlo.
Più che mai nell'anno in cui il tema portante è
il cambiamento climatico.
Fior di esperti prezzolati negano che il cambiamento climatico stia avvenendo e anche persone che stimo e che ho sempre considerato intelligenti fanno spesso spallucce su questo tema,
come se non stesse accadendo nulla di rilevante e si trattasse di un'invenzione di quegli "allarmisti frustrati" degli ambientalisti, che non hanno niente di meglio da fare che spaventare le persone, fare la morale agli altri e seminare il panico o peggio ancora invogliare a ridurre i consumi.
Sono invece profondamente convinta che qualcosa di rilevante stia accadendo e che non si tratti dei normali corsi e ricorsi della natura ma di una deviazione pericolosa indotta dalla corsa suicida che gli esseri umani hanno innescato da almeno un paio di secoli ignorando volutamente le leggi della fisica, della chimica e, perché no, anche quelle dell'economia.
Continuare a immettere CO2 in un sistema chiuso che non riesce a smaltirla provocando un innalzamento della temperatura e conseguentemente modifiche importanti sul piano climatico, idrico, geologico e meterologico è il modo migliore per decretare la fine del pianeta o per lo meno degli esseri umani, ma tanto non succede nulla, no?!
Uno dei ritornelli che mi sento ripetere è che se anche stesse succedendo davvero qualcosa, i singoli non possono fare nulla perché stritolati in un sistema più grande di loro. Non sono d'accordo e penso che sia un modo molto comodo e facile per lavarsi le mani dai problemi e dai sensi di colpa:
ogni persona può fare la differenza, ogni persona può fare la sua parte, ogni persona conta.
E per questo vorrei ribadire una volta di più che
uno dei settori maggiormente responsabili dell'immissione nell'atmosfera di CO2 è la zootecnia industriale, l'allevamento intensivo di animali che vengono brutalmente sfruttati e infine uccisi per far sì che gli occidentali possano ingrassare a suon di latte, uova, formaggi e bistecche pompati a ormoni e antibiotici, derivati da animali nutriti a mangimi geneticamente modificati e litri e litri d'acqua sottratti ad altre coltivazioni.
Nei Paesi in via di sviluppo l'agricoltura locale viene strozzata e affamata dalle multinazionali che obbligano i piccoli produttori a coltivare soia e mais transgenici per produrre raccolti da dar da mangiare agli animali, in modo da ingrassarli in tempi rapidi e macellarli in tempi ancora più rapidi.
In quei Paesi il prezzo delle normali derrate alimentari sale vertiginosamente, le persone non possono alimentarsi a sufficienza e non possono avere una dieta variata perché dedicando i terreni solo a soia e mais non resta spazio per coltivare niente.
Per non parlare della deforestazione massiccia e illegale, causata dalle speculazioni edilizie e dalla necessità di nuovi spazi dove allevare bestiame, bestiame, bestiame... per produrre altre bistecche da dopare e vendere ingrassando chi ha già problemi di linea, ancora l'Occidente dove infarto, obesità e malattie cardiovascolari sono la norma.
Un caro amico qualche tempo fa ha sostenuto che la mia è una food conspiracy, che in realtà viviamo nel migliore dei mondi possibili e che mangiare carne è più sostenibile che mangiare vegetali. Probabilmente il mio amico è troppo preso dal darmi della cospirazionista per dare un'occhiata alle notizie internazionali che ci allietano ogni giorno, ma spero che voi abbiate più tempo di lui e quindi vi chiedo:
la prossima volta che volete vedere i segnali del cambiamento climatico... guardate la bistecca o le uova nel vostro piatto. Ci troverete il 18% delle emissioni di CO2 del pianeta.